Per il tessile circolare comincia la prova del mercato

Per anni l'economia circolare applicata al tessile ha avuto soprattutto un obiettivo: raccogliere separatamente gli abiti usati, aumentare il riuso, recuperare le fibre e ridurre il ricorso a nuove materie prime. Adesso quel modello comincia a tradursi in una filiera industriale vera e propria, fatta di regole, impianti, tecnologie e nuovi soggetti chiamati a organizzare e finanziare il fine vita dei prodotti.

L'estate appena trascorsa ha segnato alcuni passaggi importanti. Il 23 luglio la Conferenza Unificata Stato-Regioni ha espresso parere favorevole sullo schema di regolamento che introduce in Italia la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile. Il provvedimento non è ancora in vigore e dovrà completare il proprio iter, ma la direzione è ormai definita: produttori e importatori saranno chiamati a contribuire alla gestione dei prodotti anche quando questi diventeranno rifiuti.

Non si tratta soltanto di stabilire chi dovrà sostenere i costi. L'EPR può cambiare l'organizzazione stessa della filiera, mettendo in relazione chi produce e vende abbigliamento con chi raccoglie, seleziona, prepara per il riuso e ricicla i materiali. È significativo che, mentre si definiscono le nuove regole, in Italia si stiano già organizzando diversi sistemi collettivi destinati ad accompagnare produttori e importatori nel nuovo modello.

Ma una filiera circolare ha bisogno anche di infrastrutture capaci di trasformare i materiali raccolti in risorse nuovamente utilizzabili. Ed è qui che il passaggio dalle regole alla realtà diventa particolarmente visibile. Il 22 luglio a Prato Plures ha inaugurato il nuovo Textile Hub, realizzato con un investimento di 31,3 milioni di euro. L'impianto potrà trattare a regime fino a 33.000 tonnellate di materiali tessili all'anno: 20.000 tonnellate di post-consumo, sostanzialmente equivalenti al fabbisogno della raccolta differenziata tessile della Toscana, e 13.000 tonnellate di scarti pre-consumo provenienti in larga parte dal distretto pratese.

La tecnologia è uno degli elementi decisivi. Sistemi di riconoscimento ottico, tecnologia NIR e intelligenza artificiale consentono di riconoscere i materiali in base alla composizione delle fibre e al colore e di indirizzarli verso percorsi diversi. A regime, l'obiettivo è destinare al riuso circa il 60% del materiale post-consumo dopo le operazioni necessarie di sanificazione; il restante 40% potrà essere selezionato per fibra e avviato alla pre-sfilacciatura, primo passaggio verso il riciclo meccanico. Il collaudo dell'impianto proseguirà fino alla fine dell'anno, mentre la piena operatività è prevista nel 2027.

Prato rappresenta, da questo punto di vista, un osservatorio particolare. Qui il recupero degli scarti tessili appartiene alla storia industriale del distretto da molto prima che si parlasse di economia circolare. La sfida che si apre oggi è diversa: portare quella capacità di recupero dentro una filiera organizzata su scala molto più ampia, nella quale raccolta, riuso, selezione automatizzata e produzione di materia seconda possano dialogare tra loro.

Il nodo, però, non è soltanto tecnologico. Recycling Europe richiama l'attenzione su un problema decisivo: mentre aumentano i quantitativi raccolti, la domanda di fibre tessili riciclate resta ancora insufficiente. Senza un mercato capace di assorbirle, avverte l'associazione europea dei riciclatori, una parte crescente dei materiali rischia di non trovare uno sbocco adeguato. Per questo il settore chiede anche regole che favoriscano l'utilizzo di materia riciclata nella produzione di nuovi tessili.

È su questo terreno che si gioca adesso la partita: non soltanto raccogliere e riciclare di più, ma costruire una filiera nella quale le fibre recuperate tornino davvero a essere materia prima per nuovi prodotti. Impianti come il Textile Hub rappresentano un tassello di questa infrastruttura. Perché il sistema funzioni, però, tecnologia, regole e mercato dovranno avanzare insieme.

Approfondimenti

Recycling Europe - Perché la crescita del riciclo tessile ha bisogno di un mercato per le fibre recuperate e di obiettivi di contenuto riciclato nei nuovi prodotti

EURATEX - La posizione dell'industria tessile europea sulla necessità di trasformare i rifiuti tessili in vere materie prime seconde