Chi paga il fine vita dei prodotti?

Quando acquistiamo una bottiglia, una lavatrice o una maglietta, difficilmente ci chiediamo che cosa accadrà quando quel prodotto arriverà a fine vita. E ancora meno ci domandiamo chi sosterrà i costi della raccolta, della selezione e del riciclo. Per molti anni la risposta è sembrata scontata: se ne occupano i servizi pubblici, finanziati in larga parte attraverso le tariffe pagate dai cittadini. Oggi l'Europa sta cambiando questa impostazione.

Il principio si chiama Responsabilità Estesa del Produttore (Extended Producer Responsibility, EPR) ed è destinato a diventare uno dei pilastri della nuova economia circolare europea. L'idea è semplice: chi immette un prodotto sul mercato deve contribuire anche ai costi della sua gestione quando quel prodotto diventa un rifiuto. Non è soltanto un diverso sistema di finanziamento. È un modo nuovo di distribuire responsabilità e incentivi lungo tutta la filiera.

Per alcune categorie questo modello è già una realtà consolidata. In Italia funziona da anni per gli imballaggi attraverso il sistema CONAI e per filiere come RAEE, pile e accumulatori. Oggi, però, l'Europa sta facendo un passo ulteriore: il tessile sarà uno dei prossimi grandi settori interessati da sistemi EPR armonizzati. La revisione della direttiva quadro sui rifiuti prevede infatti che tutti gli Stati membri introducano regimi nazionali di responsabilità estesa del produttore per prodotti tessili e calzature, spostando progressivamente sui produttori i costi della raccolta, della selezione e del trattamento dei capi a fine vita.

Il motivo è evidente. Ogni anno nell'Unione Europea vengono generate circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili e solo una parte viene oggi avviata a riuso o riciclo. L'obiettivo dell'EPR non è soltanto reperire nuove risorse economiche per gestire questi flussi, ma creare un meccanismo che premi chi progetta prodotti più durevoli, più riparabili e più facilmente riciclabili. I contributi economici versati dai produttori potranno infatti essere modulati anche in funzione delle caratteristiche ambientali dei prodotti: un principio noto come eco-modulazione, destinato a diventare uno dei principali strumenti di incentivo all'ecodesign.

È proprio questo il punto che molte organizzazioni del settore considerano decisivo. EURATEX, la Confederazione europea dell'industria tessile e dell'abbigliamento, definisce l'EPR ‘uno strumento centrale’ della nuova politica europea per sostenere la circolarità, ridurre i rifiuti e incentivare una progettazione più sostenibile dei prodotti.

Il dibattito, però, non riguarda più l'opportunità dell'EPR, ma il modo in cui verrà applicato. Secondo numerosi osservatori, la vera sfida sarà costruire sistemi nazionali omogenei, evitare eccessive differenze tra i diversi Paesi e fare in modo che le risorse raccolte vengano realmente reinvestite nello sviluppo delle filiere del riuso e del riciclo. È la stessa preoccupazione che accompagna oggi molte delle nuove politiche europee sull'economia circolare: fissare gli obiettivi è solo il primo passo, renderli operativi è la sfida più complessa.

In fondo, è questa la logica che accomuna molte delle riforme europee degli ultimi anni. Il nuovo regolamento sugli imballaggi (PPWR) chiede di progettare prodotti più riciclabili. Il Textile Hub nasce per migliorare la qualità della selezione e del recupero delle fibre. L'EPR aggiunge un tassello decisivo: collega la progettazione dei prodotti alla responsabilità economica del loro fine vita. Nell'economia circolare del futuro non cambiano soltanto i rifiuti. Cambia il modo in cui vengono progettati, finanziati e gestiti lungo tutto il loro ciclo di vita.

 

Approfondimenti

EXPRA – La rete europea dei sistemi EPR
Come funziona la responsabilità estesa del produttore nei diversi Paesi europei e quali sono le migliori pratiche internazionali.

OECD – Extended Producer Responsibility
L'analisi dell'OCSE sui sistemi di responsabilità estesa del produttore e sul loro impatto ambientale ed economico.