Perché il Textile Hub è molto più di un nuovo impianto

Tra pochi giorni, il 22 luglio, sarà inaugurato a Prato il Textile Hub, una delle infrastrutture più avanzate realizzate in Italia per il recupero delle fibre tessili. Un progetto che arriva in un momento cruciale per il settore. Da gennaio 2025, infatti, tutti gli Stati membri dell'Unione Europea sono obbligati a raccogliere separatamente i rifiuti tessili e Bruxelles sta costruendo un nuovo quadro di regole – dall'ecodesign alla responsabilità estesa del produttore fino al futuro passaporto digitale dei prodotti – con l'obiettivo di trasformare il tessile in una vera filiera di economia circolare.

Ma raccogliere gli abiti usati è soltanto il primo passo. La sfida più difficile arriva dopo: capire di quali fibre sono composti, separarle correttamente e indirizzarle verso il riutilizzo, il riciclo o, quando non è possibile, il recupero. È un'operazione molto più complessa di quanto si immagini. Oggi gran parte della selezione avviene ancora manualmente, sulla base delle etichette dei capi. Un sistema lento e non sempre affidabile, perché le etichette possono essere assenti, deteriorate o riportare informazioni incomplete. Non a caso la stessa Commissione europea, in uno studio dedicato al riciclo delle fibre tessili, indica nello smistamento automatizzato uno dei passaggi indispensabili per costruire una filiera realmente circolare.

È proprio per rispondere a questa esigenza che nasce il Textile Hub. L'impianto utilizzerà sistemi di selezione automatica basati su sensori ottici nel vicino infrarosso (NIR), in grado di riconoscere le diverse tipologie di fibra – lana, cotone, seta, viscosa e altre ancora – e di indirizzarle verso il trattamento più appropriato. Accanto a questa tecnologia sarà presente una linea dedicata alla pre-sfilacciatura dei materiali, primo passaggio per il recupero delle fibre da reimmettere nei cicli produttivi.

I numeri raccontano bene la dimensione del progetto. Il Textile Hub avrà una capacità complessiva di 33.000 tonnellate all'anno: 20.000 tonnellate di rifiuti tessili post-consumo provenienti dall'intero bacino regionale e 13.000 tonnellate di scarti pre-consumo generati dal distretto tessile pratese. Non sarà quindi un impianto al servizio della sola città di Prato, ma un'infrastruttura pensata per sostenere l'intera filiera regionale del recupero tessile e dialogare con uno dei distretti manifatturieri più importanti d'Europa.

La sua importanza, però, va oltre i numeri. Per anni l'economia circolare del tessile è stata associata soprattutto alla raccolta degli abiti usati. Oggi la sfida è diversa: trasformare quei materiali in nuove risorse industriali, garantendo qualità, tracciabilità e continuità di approvvigionamento alle aziende che utilizzano fibre rigenerate. È qui che infrastrutture come il Textile Hub possono fare la differenza, creando un collegamento stabile tra il mondo della raccolta e quello della produzione.

In fondo, è questo il significato più profondo del progetto. Il Textile Hub non nasce soltanto per gestire meglio i rifiuti tessili, ma per contribuire a costruire una filiera nella quale ciò che oggi viene scartato possa tornare a essere materia prima. È una sfida che riguarda Prato, ma che guarda all'Europa e al futuro dell'intera industria tessile.

 

Approfondimenti

Ellen MacArthur Foundation – A New Textiles Economy
Il rapporto che ha contribuito a definire la nuova visione dell'economia circolare applicata al settore tessile.

 

EURATEX – Circular Textiles
Le iniziative dell'industria tessile europea per accompagnare la transizione verso una filiera sempre più circolare.